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Ott 0817

Questo blog è "in cerca d'autore"

Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 14:00 in


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Nokia assume pieno controllo di Symbian acquisendo le quote di minoranza, trasforma il consorzio in una fondazione e si impegna, queste sono le intenzioni, a rendere il sitema operativo disponbile royalty free, senza nessun costo di licenza, a phone makers e carrier. Insomma, la finlandese Nokia, segue gli insegnamenti del finlandese Linus Torvalds, ideatore di Linux e si pronuncia a favore dell'open source come modalità più efficiente per diffondere e sviluppare una sempre più ampia base tecnologica. Eppure già adesso nel segmento di fascia più alta dei cellulari, leggi smartphone, Symbian vanta una share del 65% di mercato, mentre Windows Mobile è al 12%, Rim all'11% ed Apple al 7%. Perché quindi investire in un'operazione che dovrebbe garantire a Nokia-Symbian una supremazia del mercato quando di fatto esiste già? Occorre tenere conto che stiamo parlando di un mercato pari al 10% dei cellulari venduti in tutto il mondo. Un mercato che progressivamente assumerà sempre più peso e diventerà nel futuro il mainstream dei cellulari, un mercato su cui convergono rapidamente interessi e investimenti che potrebbero cambiare significaticamente posizioni e classifiche. Da una parte Microsoft e Apple, con posizioni importanti già acquisite, dall'altra Google con il progetto Android anch'esso impostato su un modello open source. In un prossimo futuro la percentuale di cellulari tuttofare, predisposti per sfruttare appieno le potenzialità di Internet non corripsonderà più a un 10% del mercato, ma interesserà via via quote sempre più consistenti delle nuove vendite. La partita è tutta da giocare e gli equilibri attuali sono inevitabilmente in discussione. Nokia, Microsoft, Apple e Google, chi controllerà la tecnologia di base dei super telefonini? Se avete una risposta....

L’Ecta, The European Competitive Telecommunications Association , l’associazione che si batte per una regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni a difesa degli operatori alternativi, accusa gli operatori mobili incumbent (in Italia Telecom e Vodafone) di esercitare una politica discriminatoria imponendo costi eccessivi sui costi di terminazione, il pedaggio che gli operatori mobili chiedono, all’operatore da cui parte la chiamata, sia esso operatore fisso o mobile, per farla transitare sulla propria rete. La condizione attuale - secondo Ecta - rende estremamente costoso chiamare utenti appartenenti ad altri operatori e a pagarne le conseguenze sono i consumatori. L'associazione si è ora rivolta al commissario europeo per le comunicazioni, Viviane Reding, affinché nelle proposte sui costi previste per la fine di questo mese si prendano dei provvedimenti atti a ridurre le tariffe praticate fino a questo momento.

Ecta stima che il costo attuale in eccesso rispetto al costo reale dei costi di terminazione nei 27 Paesi della UE ammonti a 10 miliardi di euro e che essi siano 9-10 volte più alti di quelli praticati sulle reti fisse.

Vero è che tutti gli operatori mobili impongono costi di terminazione più o meno allineati ai costi praticati dagli incumbent, ma il meccanismo favorisce ovviamente la dimensione per numero di utenti, anche nel caso venga applicata la regola asimettrica, vale a dire quando i costi di terminazione per ciascun operatore vengono stabiliti in base al numero di utenti, più basso per chi ha più utenti, più alto per chi ne ha meno. Tuttavia la logica è anti concorrenziale, Supponiamo che Vodafone e Telecom possiedano ciascuno il 40% delle utenze mobili e Wind e H3G rispettivamente il 10%. Ciò significa che il costo di terminazione per un utente Vodafone o Telecom può gravare sul 60% del traffico, mentre su utenti Wind e H3G, pesa per il 90%. Per riuscire a competere sul costo delle telefonate e offrire sul mercato prezzi concorrenziali Wind e H3G devono sostenere costi più alti a parità di traffico gestito. E per operatori che hanno quote di mercato ancora minori il costo diventa proibitivo.

In base alle analisi di Ecta la media europea dei costi di terminazione è al momento di 9 centesimi di euro al minuto, sebbene le tariffe siano diverse da paese a paese e non vi sia omogeneità tra i differenti operatori. In Italia l'Autorità per le Comunicazioni indica che i costi dovranno convergere a 5,9 centesimi di euro al minuto al 2011 per Telecom, Vodafone, Wind e a 7 centesimi per H3G, ma la Reding, auspica che gli incumbent, entro il 2012, si inseriscano in un range compreso tra 1 e 2 centesimi di euro al minuto.

I costi di terminazione non sono calcolati in base a costi  effettivi, ma sono tariffe imposte in virtù di una posizione di controllo – afferma Innocenza Genna, presidente di Ecta - ciò rende difficile la competizione da parte di operatori  nuovi o più piccoli siano essi operatori fissi o mobili. Alla fine – dice Genna - sono i consumatori a pagarne le conseguenze.”


 

 

Giu 0823

You have new friends! Ma chi ti conosce...

Pubblicato da Piero Macrì alle 16:19 in


La galassia di Internet è piena di rottami, blog defunti e inattivi, presenze apparenti, dimenticate, abbandonate. Nella grande illusione che la rete di per sé possa produrre dei risultati salvifici, generare nuove opportunità di lavoro, notorietà, una valanga di individui si è esposta in rete generando ingorghi, sovrabbondanza di informazioni inutili o utili soltanto per incrementare il giro d'affari delle società che alimentano la logica dell'Internet business. In buona sostanza il superfluo regna sovrano e applicazioni e servizi dei tanto declamati Linkedin, Facebook, Myspace danno vita a meccanismi distorti di amicizia. You have new friends! Ma chi ti conosce.. Il più delle volte si formano delle spaventose amalgama di agglomerati umani che vagano in rete alla ricerca di un conforto esistenziale inesistente nella vita reale. Per rimanere in gioco ci si aggancia a chiunque possa creare un'immagine di sè coerente con aspettative di tipo speculativo. Sono sempre stato dell'idea che la tecnologia in sé può produrre dei risultati sorprendenti, nel bene e nel male. E tuttavia questo caos mi piace, è vita reale.E' come partecipare a una riunione condominiale fatta da un miliardo di individui.

 

 

Giu 08 3

ColombOS, il desktop virtuale

Pubblicato da Piero Macrì alle 14:17 in Sistemi Operativi


E’ possibile concepire un sistema di accesso a Internet diverso da quello di un personal computer classico? E’ possibile pensare a un ambiente desktop che sia più semplice di quello proposto da Microsoft? E’ immaginabile una formula virtualizzata nell’utilizzo delle applicazioni? A ciascuna di queste domande è oggi possibile dare una risposta sposando la logica del cloud computing, vale a dire un modello elaborativo che trasferisce tutta la complessità operativa sulla rete, sulle risorse elaborative di uno specifico provider che permettono di accedere a un pool di servizi remoti. Un esempio virtuoso di questo esercizio è Google, così come i più accreditati servizi di social networking o le Windows Live applications. Manca però la possibilità di mettere insieme una soluzione che cambi radicalmente la configurazione dell’oggetto tradizionale di accesso al mondo virtuale, il personal computer. Terminal Solutions , società di Verona, nata dall’entusiasmo di un gruppo di persone da sempre fermamente convinte delle potenzialità dell’Open Source, ha messo a punto una soluzione, ColombOS, che consente di ridurre all’essenziale le risorse del pc, predisporre un sistema in grado di gestire le periferiche più comuni e accedere a Internet nella più perfetta semplicità a un desktop virtuale. Su una chiavetta USB da soli 1 Giga , dotata di codice di autenticazione personale, è possibile avere in locale tutto quanto comunemente serve per gestire le comuni attività e al tempo stesso accedere al proprio virtual workplace che potrà essere personalizzato a seconda delle specifiche richieste dell’utente con un gran numero di applicazioni open source di produttività personale. L’obiettivo di Terminal solutions è di sfruttare ColombOS in più ambiti applicativi: consumer , business , scuole e nello specifico di mercati verticali, l’internet banking e il mondo dei service provider.

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